Dati al servizio di tutti: l’importanza del (buon) data journalism

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Dati al servizio di tutti: l’importanza del (buon) data journalism

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Oggigiorno nel web vengono messi a disposizione di tutti una marea di dati. Questo fenomeno si è acuito ancor di più con l’emergenza sanitaria da Covid: pagine e pagine di numeri, comunicati stampa zeppi di percentuali e statistiche sono ormai all’ordine del giorno. Ma come rendere questa imponente mole di informazioni accessibile a chiunque? Il data journalism nasce proprio con questo intento.

A dare il via a questo “giornalismo di precisione” è stato Philip Meyer, che nel 1969 ha pubblicato il primo testo su questo nuovo modo di fare giornalismo. Con data journalism, infatti, si intende quella branca del giornalismo che si occupa di numeri e dati: li analizza, li interpreta e fornisce informazioni numeriche utili che permettono di arricchire articoli web e comunicati stampa. È dunque un giornalismo basato sugli strumenti della matematica, della statistica, delle scienze sociali e ricorre a una scrittura decisamente più oggettiva rispetto al giornalismo tradizionale: del resto, si sa, la matematica non è un’opinione!

Ma come si scrive un articolo di data journalism?

Scrivere un articolo di data journalism richiede delle conoscenze specifiche e diversificate rispetto a quelle legate alla scrittura giornalistica tradizionale. Un data journalist non solo deve saper scrivere bene, ma deve anche imparare ad usare e saper trattare con gli strumenti del mestiere: i numeri!

Fondamentale è la conoscenza di Microsoft Excel o di software di calcolo affini: saper utilizzare al meglio i fogli di calcolo, infatti, permette di raccogliere dati e in seguito individuare con più facilità quelli più importanti per il tema che si vuole trattare.

Lo step successivo consiste nell’analisi dei dati scelti: che cosa raccontano? Cosa rappresentano? Ogni fatto (e ogni dato) può diventare notizia, ma sta alla scaltrezza e alla competenza del giornalista renderlo tale: in base al messaggio che si vorrà trasmettere, infatti, cambieranno i dati a cui si farà ricorso: si tratta a tutti gli effetti di interpretare il messaggio nascosto fra i vari numeri e renderlo chiaro e visibile a tutti.

Altro importante passaggio per rendere i dati accessibili a tutti è pulirli e uniformarli: ricorrere a una sola (o comunque a poche) unità di misura anziché a misurazioni completamente diverse, infatti, rende i dati più ordinati e più facilmente consultabili anche da chi non è un campione in matematica.

Una volta che i dati saranno stati ordinati, vanno verificati e ricontrollati: i conti tornano? La fonte (o le fonti) da cui i dati sono stati attinti è attendibile? Questi numeri comunicano tra loro, hanno un senso chiaro nel loro insieme? Se la risposta è no, sarà compito del giornalista riflettere sulla possibilità di ricorrere ad altri dati. Inoltre, i dati grezzi devono andare sempre elaborati e allegati a un ragionamento giornalistico che renda l’articolo unico rispetto ad altri che utilizzano gli stessi dati.

Resta allora un ultimo passaggio: come rendere queste informazioni numeriche ancora più appetibili? La scelta finale ricade sulla presentazione dei dati: sarà preferibile un grafico, una tabella o sarà sufficiente un articolo tradizionale? Non c’è una risposta corretta: ogni giornalista ha il suo stile e ogni dato le sue necessità!

Riassumendo

Per scrivere un buon articolo o un buon comunicato stampa che riporti dati e informazioni numeriche, sarà necessario seguire 5 punti principali:

  1. Raccogliere e individuare i dati.
  2. Analizzare e interpretare i dati.
  3. Uniformare i dati.
  4. Controllare e verificare i dati.
  5. Presentare i dati.

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